Marzo 10, 2024 By Ilenia73d0d1c1

Affrontare difficoltà e risolvere problemi

Ti è già capitato di trovarti in una fase della vita nella quale ti sei sentito in un vicolo cieco senza nessuna possibilità di uscita? Ti sembra di aver già tentato tutte le strade possibili, ma senza risultato. Il problema ti sopraffà, e può giungere l’ansia o una sensazione di impotenza. In queste situazioni cerchiamo un appiglio ma sembriamo non trovarlo.

Ma se avessimo qualche indicazione in più, riusciremmo a scorgere delle soluzioni che in un primo momento sembrano invisibili. O impossibili. Potremmo ampliare il nostro osservatorio.

Proviamo a capire intanto: che cos’è un problema? Cosa lo differenzia da una difficoltà?

La distinzione è importante, e permette di cogliere alcuni errori che comunemente commettiamo nel tentativo di risolvere problemi.

Secondo Watzlavich, uno dei maggiori studiosi della comunicazione e delle relazioni umane, la difficoltà fa riferimento ad una situazione indesiderabile che può essere risolta con azioni di senso comune ( es . ho sete – bevo) oppure a situazioni ordinarie per le quali non esiste soluzione nota e che dunque vanno accettate (es. in inverno fa freddo).

Il problema invece è un “impasse, un punto morto, un nodo creato e mantenuto attraverso il trattamento errato di una difficoltà”.

Ma allora, significa che noi stessi a volte creiamo il problema? Trasformiamo quella che era una semplice difficoltà in un nodo cruciale? In che modo il nostro tentativo di risoluzione può rivelarsi controproducente?

Gli errori più comuni possono essere:

  • Bisognerebbe agire ma NON si agisce
  • NON bisognerebbe agire ma si agisce
  • Si agisce al livello sbagliato: si cerca di cambiare un comportamento invece di cambiare le premesse che stanno a monte di quel comportamento.

Cosa significa questo?

Un esempio: ho conosciuto M. perché mi ha contattata per un percorso di coaching: era alla ricerca di una occupazione. Ha frequentato il liceo scientifico da ragazzo, successivamente si è laureato in economia. Ha lavorato a lungo in un’azienda occupandosi di contabilità, poi questa ha chiuso. Per alcuni mesi invia curriculum a medie imprese della sua città per cercare di essere assunto come contabile. Non ottiene risposta. Allora cambia comportamento: allarga la sua ricerca a più imprese, anche di altre dimensioni; e successivamente ad altre città. Ma non risolve il suo problema. M. arriva da me con un grande senso di impotenza addosso.

La premessa del comportamento di M. era: ”Sono laureato in economia, ho esperienza da contabile, ricerco un lavoro da contabile. NON MI ASSUMERANNO MAI PER UN RUOLO IN CUI NON HO UN TITOLO O UN’ESPERIENZA CONSOLIDATA”. Così facendo M. però non sfruttava una sua importante conoscenza: quella delle lingue. Ha fatto delle esperienze all’estero e parla bene tre lingue straniere. Inoltre ama viaggiare, conoscere persone e sa essere gioviale e accogliente. Oggi M. lavora nel settore turistico. Se non avesse cambiato le premesse della sua ricerca adesso non avrebbe il lavoro che ha e che ama molto.

E tu? Sei consapevole delle premesse che ti guidano?